CHI HA PAURA DELL' IA ?
C'e qualcosa di singolarmente curioso nel modo in cui la Chiesa Cattolica Romana sta affrontando la rivoluzione dell'intelligenza artificiale. Non perchè Roma sia contraria alla tecnologia: sarebbe ingiusto e, soprattutto, facilmente smentibile dai suoi stessi documenti.
La Chiesa di Roma afferma infatti di incoraggiare il progresso della scienza e della tecnica e considera le capacita scientifiche dell'uomo parte della sua collaborazione con Dio nel perfezionamento della creazione.
Eppure, proprio mentre riconosce nell'intelligenza artificiale una delle grandi trasformazioni della nostra epoca, Roma sente il bisogno di definirne con crescente precisione i confini: responsabilità, trasparenza, controllo, governo, tutela della persona, bene comune.
La Nota "Antiqua et nova", pubblicata nel Gennaio 2025, affronta l'IA soprattutto dal punto di vista antropologico ed etico; la successiva enciclica "Magnifica Humanitas" di Leone XIV amplia ulteriormente il discorso e, nel paragrafo 110, arriva a parlare esplicitamente della necessita di "disarmare" l'intelligenza artificiale, sottraendola alla logica della competizione, dei monopoli e del dominio sull'uomo.
Nulla di scandaloso, in se: ogni grande potenza tecnologica porta con se responsabilità proporzionate alla propria capacita di incidere sulla vita umana.
Tuttavia, proprio qui la Storia introduce un paradosso...
La Chiesa di Roma, nella forma che ha assunto nel secondo millennio, non e stata precisamente una realtà immobile davanti alle trasformazioni della Storia. Al contrario, una delle grandi differenze fra l'Occidente Latino e la Cristianità Orientale e stata proprio la diversa concezione del rapporto fra Tradizione, sviluppo e autorità ecclesiale.
Nel primo millennio la Chiesa era ancora una realtà sostanzialmente indivisa nella sua struttura fondamentale, pur attraversata da differenze linguistiche, liturgiche, disciplinari e teologiche. Le Chiese dell'Oriente e dell'Occidente riconoscevano un patrimonio comune costituito dalla fede ricevuta dagli Apostoli, dalla Tradizione dei Padri e dalle decisioni dei Concili Ecumenici.
La progressiva separazione fra Roma e l'Oriente non fu dunque il semplice risultato di un "litigio" avvenuto nel 1054, come si è avuto modo di argomentare su queste pagine in altri interventi, ma il punto culminante di un processo molto più lungo, nel quale entrarono in gioco questioni teologiche, ecclesiologiche, politiche e culturali.
Da allora, le due strade si allontanarono sempre più.
L'Oriente Cristiano rimase legato con particolare forza alla continuità della Tradizione Patristica e conciliare del primo millennio, mentre l'Occidente Latino sviluppò progressivamente nuove elaborazioni teologiche, canoniche e istituzionali, attribuendo alla sede romana un ruolo e un'autorità inesistenti nel primo millennio, di natura monarchica ed egemonica, che avrebbero assunto una configurazione sempre più marcata.
Il punto non è stabilire qui, ancora una volta, chi abbia "vinto" una controversia confessionale.
Il punto è osservare un dato storico: la Chiesa Cattolica Romana del secondo millennio non coincide semplicemente, nella sua struttura teologica e istituzionale, con la Chiesa dell'epoca dei Padri e dei primi Concili ecumenici.
La stessa idea Cattolica di uno sviluppo dottrinale organico presuppone, infatti, che la formulazione della fede possa essere ulteriormente precisata, approfondita e sviluppata nel corso della storia, in base alle evoluzioni del tempo nel quale si trova ad agire: siamo nel campo degli "aggiornamenti", per usare termini semplici ma certamente comprensibili ...
Ed è precisamente questo a rendere interessante il confronto con l'intelligenza artificiale.
Per secoli l'Occidente Cristiano ha elaborato nuove sintesi, nuove categorie teologiche, nuove strutture canoniche e nuove forme istituzionali, sostenendo che esse costituissero uno sviluppo legittimo della Tradizione ricevuta.
Quando pero l'innovazione si presenta non più sotto forma di elaborazione teologica o istituzionale, ma come straordinaria capacità tecnica dell'uomo, il linguaggio cambia: compaiono il limite, il controllo, la regolamentazione, il governo della tecnologia.
Qui nasce una domanda storica, prima ancora di interrogarsi - legittimamente - sulla sottostante contraddizione logica...
Se l'uomo può sviluppare, reinterpretare e perfezionare nel corso dei secoli le forme attraverso cui custodisce e trasmette il proprio patrimonio religioso, perchè dovrebbe essere considerato con particolare sospetto quando sviluppa strumenti capaci di ampliare enormemente le proprie capacità intellettuali? Perchè dovrebbe temere il perfezionamento di strumenti di diffusione del sapere che in passato, in forme meno evolute, hanno permesso alla Chiesa di annunciare il Vangelo?
La Storia della stessa Chiesa Occidentale mostra, del resto, quanto sia importante non confondere la Tradizione con la semplice conservazione di tutto ciò che è stato tramandato.
Un esempio straordinario è quello della "Donazione di Costantino", anch'essa già citata in precedenti contributi a disposizione su queste pagine.
Un esempio straordinario è quello della "Donazione di Costantino", anch'essa già citata in precedenti contributi a disposizione su queste pagine.
Per secoli, un documento che attribuiva all'imperatore Costantino importanti concessioni territoriali e prerogative alla Chiesa Romana fu considerato autentico e venne inserito nella tradizione documentaria sulla quale si fondavano anche rivendicazioni temporali del papato. Nel Quattrocento Lorenzo Valla lo sottopose però ad un'analisi filologica e linguistica rigorosa, dimostrandone clamorosamente la falsità storica.
La vicenda è istruttiva non soltanto per la Storia e l'istituzione del papato, ma per la Storia stessa del rapporto fra autorità e verità: un documento venerato e utilizzato per secoli non diventò vero per il semplice fatto di essere stato tramandato. Fu la critica a smascherarlo.
E questo ci conduce direttamente al problema dell'intelligenza artificiale.
Se chiediamo all'IA trasparenza, verificabilità, controllo delle fonti e responsabilità nell'utilizzo delle informazioni, non dovremmo forse pretendere gli stessi criteri anche quando esaminiamo le tradizioni interpretative, le ricostruzioni storiche e le narrazioni - passate e presenti - attraverso cui le istituzioni umane hanno spiegato e giustificato se stesse?
Qui la prospettiva del Cristianesimo Ortodosso introduce una considerazione ulteriore, che non possiamo tacere ...
Per l'Ortodossia, l'IA non è un nuovo soggetto spirituale. Non possiede un'anima, una coscienza morale o una volontà libera paragonabile a quella dell'uomo. Non può pentirsi, amare Dio, discernere spiritualmente il bene dal male o assumere davanti a Dio la responsabilità delle proprie azioni; è, prima di tutto, un prodotto dell'intelligenza umana.
Certamente è significativo sia proprio "Antiqua et nova" ad affermarlo con chiarezza: l'IA non deve essere considerata una forma artificiale dell'intelligenza umana, ma un prodotto di essa.
Tuttavia, quando tale affermazione appare contrastare con una "forma estetica" di maggiore rigidità - incarnata da parole e scritti che assumono un tono censorio e quasi "escatologico" - quale reazione, se non lo stupore, può accompagnare un attento osservatore che sappia cogliere la contraddizione che abbiamo precedentemente raccontato?
La "questione morale" posta dalle gerarchie Romane, quindi, non può essere semplicemente trasferita sulla macchina, "deresponsabilizzando" l'uomo: essa riguarda l'uomo che la progetta, l'uomo che la alimenta, l'uomo che la utilizza e, soprattutto, l'uomo che decide per quale scopo utilizzarla.
Come la scrittura, la stampa, gli archivi, le biblioteche e tutti gli strumenti attraverso i quali i Cristiani hanno conservato, confrontato e trasmesso nei secoli la memoria della fede, anche l'intelligenza artificiale può diventare uno strumento al servizio della conoscenza.
Può falsificare, certo, ma può anche confrontare.
Può manipolare, ma può anche smascherare.
Può essere utilizzata per costruire nuove menzogne, ma può essere utilizzata anche per mettere alla prova quelle antiche. E quelle tuttora esistenti, ove ve ne fossero...
Può manipolare, ma può anche smascherare.
Può essere utilizzata per costruire nuove menzogne, ma può essere utilizzata anche per mettere alla prova quelle antiche. E quelle tuttora esistenti, ove ve ne fossero...
Ed è forse proprio questo il punto che rende il dibattito sull'IA molto più profondo di una semplice discussione sulla tecnologia.
L'intelligenza artificiale non ci costringe soltanto a domandarci che cosa diventeranno le macchine. Ci costringe a domandarci che cosa siamo diventati noi.
Una macchina può essere controllata, un algoritmo può essere regolamentato, una tecnologia può essere "disarmata", ma il problema decisivo rimane sempre quello dell'uomo che possiede quella tecnologia e decide quale verità cercare attraverso di essa. Quale Verità cercare appunto, possibilmente con la maiuscola... e senza sconti.
Ed è qui che il paradosso iniziale ritorna, forse ancora più forte.
La Chiesa di Roma, nel corso del secondo millennio, ha mostrato una straordinaria capacita di sviluppo e trasformazione delle proprie formulazioni teologiche, delle proprie strutture canoniche e delle proprie istituzioni, rivendicando che questo processo potesse essere autentico sviluppo della Tradizione.
Oggi, davanti a una delle più radicali innovazioni prodotte dall'intelligenza umana, invita invece a porre limiti, stabilire criteri, governare e persino "disarmare".
Forse non è una contraddizione, come vorremmo - con indulgenza - continuare a credere, ma è certamente una domanda che la Storia autorizza a porre.
Forse la domanda più interessante non è nemmeno chi abbia "paura" dell'intelligenza artificiale, ma un'altra, che è corretto e doveroso porsi: si può chiedere all'innovazione di essere sottoposta al discernimento senza accettare che lo stesso discernimento venga applicato, con identico rigore, alle proprie innovazioni, alle proprie tradizioni e alla propria storia?
Perchè il vero discernimento non consiste nel fermare l'innovazione. Consiste nell'avere il coraggio di sottoporla alla verità.
E questo coraggio, se e autentico, non può avere eccezioni.
Fonti essenziali
Dicastero per la Dottrina della Fede - Dicastero per la Cultura e l'Educazione, Antiqua et nova. Nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, 28 gennaio 2025, paragrafi 1-7, 28-35, 77-89.
Leone XIV, Magnifica Humanitas. Lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale, 15 maggio 2026, in particolare paragrafi 14-28 e 101-110.
Lorenzo Valla, De falso credita et ementita Constantini donatione, a cura di Wolfram Setz, Weimar, Bohlau, 1976.
Per la separazione fra Oriente e Occidente: si raccomanda una lettura della storiografia specialistica sullo scisma, considerato come processo storico di lunga durata e non semplicemente come un evento concentrato nell'anno 1054.
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