CON LE LACRIME AGLI OCCHI

 


Se ascoltiamo con sincerità e rispetto il cuore di un Cristiano Occidentale, Cattolico Romano, scopriamo che l'incontro con l'Oriente Cristiano suscita spesso un sentimento sorprendente. Da una parte nasce una profonda attrazione; dall'altra, quasi nello stesso istante, affiora una sottile inquietudine, una sorta di “vertigine interiore” che lo induce a fermarsi sulla soglia. È una reazione tanto diffusa quanto difficile da spiegare.

Non si tratta necessariamente di un rifiuto consapevole: più spesso è il riflesso di una formazione culturale e religiosa maturata nel corso dei secoli. Dopo la separazione tra Oriente e Occidente, la reciproca conoscenza è stata infatti largamente filtrata attraverso il linguaggio della controversia confessionale, fino a far apparire l'Ortodossia - nell'immaginario di molti Cattolici - come una realtà lontana, marginale o semplicemente "orientale". La memoria della Chiesa del primo millennio, ancora unita nella medesima fede apostolica, è così andata progressivamente attenuandosi nella coscienza dell'Occidente Latino.

Il teologo Yannis Spiteris ha mostrato come la tradizione Ortodossa non rappresenti una curiosità storica né una semplice variante del Cristianesimo, ma costituisca una continuità viva della grande Tradizione ecclesiale, sviluppatasi secondo categorie teologiche, spirituali e liturgiche differenti rispetto a quelle dell'Occidente Romano Cattolico. Comprendere questa diversità significa anzitutto liberarsi da molti pregiudizi sedimentati nei secoli e imparare a guardare l'Oriente Cristiano con gli occhi della storia prima ancora che con quelli della polemica.

L'impressione che molti Cattolici sperimentano davanti all'Ortodossia ricorda, per certi aspetti, ciò che in psicologia viene definito “Uncanny Valley” (la "Valle Perturbante"): ciò che ci appare estremamente familiare, ma non perfettamente identico a ciò che conosciamo, può generare un inatteso senso di disorientamento

Ad un Cattolico “medio”, l'Ortodossia appare profondamente vicina: riconosce gli stessi Concili Ecumenici, gli stessi Sacramenti, la stessa successione apostolica, la stessa venerazione per la Madre di Dio e per i santi. Eppure, quasi ogni dettaglio sembra appartenere a un altro universo: il clero sposato, l'iconostasi, l'assenza delle statue nella liturgia, il canto esclusivamente corale, la centralità dell'icona, la diversa comprensione del “primato romano”, l'ininterrotta continuità della tradizione liturgica bizantina.

Proprio questa straordinaria familiarità unita a profonde differenze rende l'incontro più impegnativo di quanto sarebbe il confronto con una religione completamente estranea.

A questa difficoltà si aggiunge un fenomeno tipicamente Occidentale. Negli ultimi decenni l'Ortodossia è stata spesso percepita soprattutto attraverso il fenomeno migratorio proveniente dall'Europa Orientale. In molti Paesi europei essa è stata inconsciamente identificata con una comunità etnica piuttosto che riconosciuta come una delle grandi tradizioni storiche del Cristianesimo. In questo modo, il suo immenso patrimonio spirituale, filosofico, liturgico e patristico è rimasto quasi invisibile agli occhi di molti Occidentali.

Anche la struttura della Chiesa Ortodossa può inizialmente sorprendere. Abituati a identificare l'unità ecclesiale con una forte centralizzazione giuridica, molti osservatori Occidentali faticano a comprendere una comunione fondata sulla sinodalità delle Chiese locali. Eppure questa forma di governo affonda le proprie radici proprio nell'esperienza ecclesiale del Primo Millennio Cristiano, quando l'unità della Chiesa si esprimeva attraverso la comunione dei vescovi e la fedeltà condivisa alla medesima fede Apostolica.

L'esperienza della Divina Liturgia rende tutto questo ancora più concreto: non è soltanto una diversa celebrazione, ma un diverso modo di percepire il rapporto tra il cielo e la terra. 

L'assenza dei banchi, il profumo dell'incenso, il canto continuo, la luce delle lampade, il sacerdote rivolto insieme al popolo verso l'Oriente liturgico e il mistero custodito dall'iconostasi sottraggono gradualmente il fedele alla logica dell'efficienza e del controllo per introdurlo nel tempo della contemplazione.

È forse proprio questo il motivo più profondo della sensazione di “smarrimento” alla quale accennavo... 

L'Ortodossia non propone semplicemente una diversa organizzazione ecclesiastica: propone un diverso modo di abitare il mistero di Dio. 

Olivier Clément ha più volte ricordato come il Cristianesimo non possa ridursi a una costruzione intellettuale o morale, ma conduca ogni uomo davanti alla radicalità della scelta evangelica, cioè alla chiamata universale alla santità.

Quando, però, si supera la soglia della diffidenza, accade qualcosa di inatteso. La paura lascia lentamente spazio alla pace. Quella bellezza di cui parlavano Pavel Florenskij e Pavel Evdokimov non appare più come un semplice valore estetico, ma come manifestazione della presenza trasfigurante di Dio. L'icona smette di essere un oggetto artistico per diventare una finestra aperta sull'eternità; la liturgia non è più soltanto un rito, ma un'anticipazione del Regno.

È allora che molti scoprono una verità tanto semplice quanto sorprendente: l'Ortodossia non è una terra estranea, ma una parte viva della comune eredità Cristiana. Avvicinarsi ad essa non significa rinnegare la propria storia, bensì riscoprire, con umiltà e gratitudine, la profondità della Tradizione indivisa della Chiesa antica. È un cammino che non impoverisce, ma amplia lo sguardo; non divide, ma invita a contemplare con maggiore pienezza il mistero della fede ricevuta dagli Apostoli.

Eppure, sarebbe disonesto da parte mia concludere senza una confessione personale.

Molti descrivono l'incontro con l'Ortodossia come uno “shock”, una lenta demolizione delle proprie certezze, un cammino faticoso attraverso dubbi e resistenze interiori. Nel mio caso non è stato così...

Dopo quasi cinquant'anni vissuti nel Cattolicesimo Romano, a stretto contatto anche con le sue gerarchie, avrei avuto ogni motivo per provare quello smarrimento di cui ho parlato in queste pagine. Invece, accadde qualcosa di completamente diverso.

Fin dal primo incontro con la Divina Liturgia, non percepii alcuna estraneità: non ebbi la sensazione di entrare in un mondo nuovo, ma quella - infinitamente più profonda - di tornare in un luogo che il cuore conosceva già. Tutto mi appariva sorprendentemente familiare, come se una memoria rimasta silenziosa per tutta la vita si fosse improvvisamente risvegliata.

Non furono gli argomenti a convincermi per primi, né le dispute storiche o teologiche. Fu la bellezza…

Una bellezza che non cercava di stupire, ma di trasfigurare; che non seduceva i sensi, ma parlava direttamente all'anima. Davanti alle icone illuminate dalle candele, al canto senza tempo della Chiesa, al profumo dell'incenso che saliva come una preghiera e alla pace profonda della Divina Liturgia, ogni difesa razionale cadde spontaneamente. Rimanevano soltanto il silenzio e le lacrime.

Non erano lacrime di tristezza, ma di gratitudine. Erano le lacrime di chi, dopo un lungo viaggio, comprende improvvisamente di essere arrivato a casa.

Per questo, se qualcuno mi chiedesse oggi che cosa abbia trovato nell'Ortodossia, non risponderei anzitutto una diversa teologia o una diversa ecclesiologia. Direi semplicemente questo: ho ritrovato la casa delle origini. Quella casa che non avevo mai smesso di cercare, pur senza sapere che esistesse. E quando finalmente ne ho varcato la soglia, il cuore l'ha riconosciuta prima ancora che la mente riuscisse a comprenderla.

Questo è esattamente l’augurio che voglio fare a tutti voi, su queste pagine e a chi vorrà condividerle con amici e parenti: possiate anche voi scoprire, con le lacrime agli occhi, la Bellezza della Chiesa indivisa e del Cristianesimo delle origini.

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Bibliografia essenziale

Clément, Olivier, Persona, libertà e storia, a cura di Vincenzo Marchetti, Gabrielli Editori, San Pietro in Cariano, 2011.
Clément, Olivier, «Dalle altre sponde: gli ortodossi», intervista di Nazareno Fabbretti, in Luigi Santucci (a cura di), Francesco. Otto secoli di una grande avventura cristiana, Rusconi, Milano, 1981. (L'attribuzione del volume va verificata sull'edizione in tuo possesso, poiché esistono ristampe con dati editoriali differenti.)
La colonna e il fondamento della verità, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2010.
La novità dello Spirito, Ancora, Milano, 1997.
La teologia ortodossa neo-greca, EDB, Bologna, 1992.
Ecclesiologia ortodossa. Temi a confronto tra Oriente e Occidente, EDB, Bologna, 2003.

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