Dormizione: Maria nella Gloria, tra Oriente e Occidente


 Dormizione: la Pasqua dell'estate

Nel cuore luminoso di Agosto, quando l'estate sembra trattenere la sua luce come un ultimo dono prima del declinare, la Chiesa Ortodossa celebra uno dei suoi misteri piu' profondi e piu' consolanti: la Dormizione della Madre di Dio.

La Tradizione Bizantina ama chiamarla "Pasqua dell'estate", nel Tropario del 15 Agosto, perche' in essa la Chiesa contempla una morte che non e' piu' fine, ma passaggio; non piu' oscurita', ma gia' aurora di Risurrezione. Non a caso, infatti, i Cristian Ortodossi - esattamente come a Pasqua, a Natale e in altri momenti liturgici importanti - si preparano a questo momento con un rigoroso digiuno, che dura due settimane (mentre negli altri periodi citati e' molto piu' lungo).

La festa nasce da una domanda che riguarda non soltanto Maria, ma ogni uomo: che cosa e' venuto realmente a salvare Cristo? La risposta dipende dal modo in cui si comprende la condizione dell'umanita' dopo la caduta.

La Chiesa Cattolica Romana, con la definizione dell'Immacolata Concezione promulgata da Pio IX (Ineffabilis Deus, 1854), confessa che Maria fu preservata dalla macchia del peccato originale fin dal primo istante della sua concezione, ma e' essenziale ricordare che questa dottrina non implica una trasmissione biologica della colpa personale di Adamo, come chiarito dal Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 385-421). Essa riguarda piuttosto il modo in cui l'Occidente interpreta gli effetti della caduta sull'uomo...

Nel Cristianesimo Ortodosso, invece, la morte e la corruzione sono comprese come conseguenze della caduta, non come colpa personale ereditata: l'uomo nasce mortale, ferito nella liberta', incapace di vivere pienamente nella comunione con Dio, ma non porta davanti a Dio la responsabilita' personale di un peccato che non ha commesso.

Si tratta di una visione che attraversa la teologia patristica e che Dumitru Staniloae ha espresso con particolare profondita' nella "Teologia dogmatica Ortodoxa" e in "Iisus Hristos sau restaurarea omului": l'uomo non e' stato creato per rimanere chiuso nei limiti della propria natura, ma per partecipare, attraverso Cristo e nello Spirito Santo, alla Vita Divina. La salvezza e' dunque guarigione, restaurazione, trasfigurazione: concetti che non possono sfuggire ad un occhio attento e che ricorrono costantemente - in contrapposizione naturale al "legalismo" Cattolico Romano - nella spiritualita' dell'Oriente Cristiano.

Guardata da questa prospettiva, la Santita' di Maria appare in una luce nuova.

La Theotokos e' figlia di Adamo, realmente una di noi: condivide la nostra carne, la nostra fragilita', la nostra mortalita'. La Sua Santita' non consiste nell'essere stata sottratta alla condizione umana, ma nel mostrare cio' che l'uomo puo' diventare quando la liberta' risponde pienamente alla Grazia. "Ecco la serva del Signore": la Grazia non annulla la liberta', la compie. E' il mistero della sinergia, cosi' caro alla tradizione Ortodossa e presente nelle omelie di San Giovanni Damasceno e di San Gregorio Palamas dedicate alla Madre di Dio.

Per questo l'Ortodossia Cristiana non ha sentito il bisogno di definire l'Immacolata Concezione nel senso Cattolico Romano: non perche' consideri Maria "meno santa", ma perche' la Sua Santita' non richiede di essere spiegata come una separazione preventiva dalla nostra condizione. Maria e' santa dentro la storia dell'uomo, non fuori da essa, ed e' dentro questa storia che Maria incontra anche la morte.

Nel definire l'Assunzione nel 1950 ("Munificentissimus Deus"), Pio XII parlo' di Maria assunta alla gloria "terminato il corso della vita terrena", lasciando volutamente non definita la questione della sua morte. Giovanni Paolo II, nell'udienza del 25 giugno 1997, preciso' - tuttavia - che quella formulazione non intendeva negare la morte della Vergine, riconosciuta dalla tradizione Cristiana.

Nella Chiesa Ortodossa, invece, la morte di Maria e' il cuore stesso della festa.

La Madre di Dio si addormenta, come canta il Condaco della Dormizione: "Nella tua Dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio". La morte, normalmente percepita come separazione, viene contemplata come passaggio. Lo si comprende guardando l'icona della Dormizione, che la liturgia Bizantina accompagna con testi di straordinaria bellezza.

Maria giace sul letto funebre, circondata dagli Apostoli giunti miracolosamente da ogni parte, ma l'occhio e' condotto oltre quel letto: dietro di esso c'e' Cristo.

Il Signore della Vita tiene tra le braccia una piccola figura avvolta nelle fasce: l'anima purissima della Theotokos. E' un'immagine che san Giovanni Damasceno commenta con commovente profondita' nelle sue "Omilii la Adormirea Maicii Domnului" (Omelia per la Dormizione della Madre di Dio): a Betlemme era stata Maria a prendere tra le braccia il Figlio; ora e' il Figlio ad accogliere la Madre nella Vita Eterna.

L'icona mette cosi' in relazione due momenti che la storia della salvezza aveva separato nel tempo: l'Incarnazione e la Dormizione. Prima la Madre accoglie il Figlio nella propria carne; ora il Figlio accoglie la Madre nella gloria.

E' qui che si comprende perche' la Dormizione sia la "Pasqua dell'estate": Cristo non e' venuto a sottrarci alla nostra umanita', ma a restituire l'uomo alla sua vera destinazione. La morte rimane reale, ma non e' piu' definitiva. Il corpo rimane corpo, ma non e' destinato alla corruzione eterna. L'uomo rimane creatura, ma puo' essere reso partecipe, per Grazia, della Vita di Dio.

Maria diventa cosi' il segno luminoso di una promessa che riguarda tutti: non una seconda sorgente della salvezza accanto a Cristo - come concorda anche il Concilio Vaticano II, "Lumen gentium" 52-69 - ma la prima manifestazione, in una creatura, di cio' che la vittoria di Cristo sulla morte e' destinata a compiere nell'uomo.

La tradizione racconta che gli Apostoli accompagnarono il corpo della Theotokos al sepolcro di Gethsemani e che Tommaso, giunto in ritardo, chiese di poterla vedere ancora una volta. Quando il sepolcro fu aperto, il corpo non fu piu' trovato. Non possediamo nei Vangeli il racconto della morte di Maria, ne' fonti storiche contemporanee che consentano di ricostruire questi avvenimenti come una cronaca: i racconti della Dormizione appartengono alla tradizione ecclesiale e alla letteratura apocrifa dei primi secoli.

La Chiesa, tuttavia, non celebra una cronaca. Celebra cio' che, attraverso la preghiera e la Tradizione, ha contemplato nel mistero della Madre di Dio: la morte non ha avuto l'ultima parola su di lei. E' questo il dono piu' grande della Dormizione.
Davanti all'icona possiamo piangere senza disperarci: vedere il corpo della Madre disteso sul letto funebre e, nello stesso tempo, vedere Cristo accanto a lei; guardare il sepolcro senza pensare che il sepolcro abbia l'ultima parola.
Nella Dormizione Maria non ci viene mostrata come una creatura sottratta alla nostra sorte, ma come la creatura nella quale la nostra stessa natura umana appare gia' trasfigurata dalla Grazia: e' cio' che la Chiesa Ortodossa contempla il 15 Agosto. Non semplicemente una donna portata in Cielo, ma l'uomo che, in Cristo, attraversa la morte e viene restituito alla Vita.
Nella tradizione liturgica della Chiesa Ortodossa Romena e' particolarmente cara l'espressione "Maica Domnului", la Madre del Signore, che unisce la grandezza della Theotokos e la tenerezza della Madre. Maria non si allontana da noi nella Gloria; al contrario, proprio perche' e' gia' la' dove noi speriamo di arrivare, diventa ancora piu' vicina. Ci precede, ci accompagna, intercede per noi.
Cosi', nel cuore dell'estate, la Chiesa puo' piangere e cantare nello stesso momento: piangere, perche' una Madre ha attraversato la morte; cantare, perche' quella Madre e' gia' nella Vita.L'Ortodossia Cristiana, dunque, mentre contempla Cristo che stringe tra le braccia l'anima di Sua Madre, comprende qualcosa che riguarda anche ciascuno di noi: la morte puo' essere la nostra ultima soglia, ma non sara' la nostra ultima parola, perche' la Vita donata da Cristo a Sua Madre e' la stessa Vita alla quale, nella speranza della Risurrezione, Egli chiama tutti i Suoi figli.
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Fonti e riferimenti
Liturgia bizantina, Ufficio della Dormizione della Preasanta Naschatoare de Dumnezeu, 15 agosto, Tropario e Condaco della festa;
Dumitru Staniloae, Teologia dogmatica ortodoxa, 3 voll., Bucuresti, Editura Institutului Biblic si de Misiune al Bisericii Ortodoxe Romane, 1978;
Dumitru Staniloae, Iisus Hristos sau restaurarea omului, Sibiu, 1943;
Sfantul Ioan Damaschin, Omilii la Adormirea Maicii Domnului;
Sfantul Grigorie Palama, Omilii, con particolare riferimento alle omelie dedicate alla Maica Domnului;
Petroniu Tanase, scritti e conferenze sulla Maica Domnului e sulla spiritualita' Ortodossa Romena del Muntele Athos;
Pio IX, Ineffabilis Deus, Costituzione apostolica, 8 dicembre 1854;
Pio XII, Munificentissimus Deus, Costituzione apostolica, 1 novembre 1950;
Concilio Vaticano II, Lumen gentium, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, 21 novembre 1964, nn. 52-69;
Giovanni Paolo II, Udienza generale, 25 giugno 1997, sulla Dormizione e sulla morte della Madre di Dio;
Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 385-421 e 963-975;
Luigi Moraldi (a cura di), Apocrifi del Nuovo Testamento, Torino, UTET, 1971.
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