La Straniera venuta dal mare

 

Amare il proprio popolo non significa chiudere il cuore agli altri. La fede può avere un volto profondamente nazionale — una lingua, una memoria, una terra, una cultura, una tradizione — senza diventare mai odio per chi è diverso. 

Padre Dumitru Stăniloae, il più grande e universalmente riconosciuto teologo Ortodosso del XX secolo, lo spiegava con chiarezza: ogni popolo è chiamato a esprimere, secondo il proprio specifico, qualcosa della ricchezza inesauribile della creazione di Dio; ma proprio l’Ortodossia Cristiana insegna a guardare nell’altro non un nemico, bensì una persona. San Justin Popović ricordava che la Chiesa non può essere ridotta a un’istituzione nazionale: la sua vocazione è unire tutti gli uomini in Cristo, senza distinzione di popolo o di razza. 

Si tratta di una verità che trova un’immagine sorprendente nella Panagia Xenia, la «Straniera», venerata in Tessaglia il 23 Agosto, giorno dell’Apodosi della Dormizione ( il compimento, la conclusione ), che la Liturgia Ortodossa ha celebrato pochi giorni fa. 

La sua storia si perde nella memoria dell’epoca iconoclasta. Nell’VIII secolo l’Impero Bizantino fu sconvolto dalla controversia sulle sacre immagini. Sotto Leone III prese forma una politica che vedeva nella venerazione delle icone una deviazione verso l’idolatria; la questione religiosa si intrecciò presto con la politica imperiale, con il ruolo dei monasteri e con il rapporto fra l’autorità dell’imperatore e la Chiesa. 

Roma reagì con fermezza e nel 787 il II Concilio Ecumenico di Nicea ristabilì la venerazione delle immagini. L’iconoclastia sarebbe però tornata nell’815, per essere definitivamente sconfitta nell’843, quando a Costantinopoli l’imperatrice Teodora promosse la restaurazione delle sacre immagini, celebrata dalla Chiesa come Trionfo dell’Ortodossia. 

È proprio in quel tempo tormentato che la tradizione del monastero colloca l’origine della Panagia Xenia. Secondo la venerazione tramandata nei secoli, alcuni Cristiani, per sottrarre l’icona della Madre di Dio alla distruzione, la deposero in una cassa di legno e la affidarono al mare, lasciando che le onde la portassero lontano, fino alle coste della Tessaglia e là fu ritrovata e accolta dai monaci. 

Non arrivava soltanto un oggetto scampato alla persecuzione: arrivava, per la fede di chi la ricevette, una presenza stessa della Madre di Dio. 

Fu chiamata Xenia: la Straniera, la Forestiera, l’Ospite. L’icona fu custodita nell’antico monastero di Ano Xenia, sulle pendici del monte Othrys, e nei secoli successivi la sua venerazione si legò al monastero di Kato Xenia, dove ancora oggi è custodita. La tradizione del monastero ricorda una storia fatta di persecuzioni, guerre, invasioni e terremoti, ma soprattutto di fedeltà: uomini e donne hanno continuato a custodire quell’immagine della Vergine mentre intorno a loro cambiavano imperi, confini e popoli. 

E qui il nome dell’icona diventa più eloquente della sua stessa storia; la “Straniera venuta dal mare” diventa la Madre di coloro che la accolgono. Non perde la propria identità entrando in una terra straniera; al contrario, viene riconosciuta, amata e custodita. Questa, forse, è una delle immagini più belle di ciò che dovrebbe essere un Cristianesimo radicato nella propria terra: non un’identità che si vergogna delle proprie radici, ma neppure un’identità che ha bisogno di costruire muri. 

Il Cristiano ama il proprio popolo proprio perché ama ciò che Dio gli ha affidato, ma sa che nessun popolo esaurisce la ricchezza dell’umanità e che davanti a Cristo ogni uomo conserva la stessa dignità. 

Per questo San Dumitru Stăniloae poteva parlare dei popoli come di realtà dotate ciascuna di un proprio specifico, senza trasformare tale specificità in disprezzo degli altri, introducendo un pensiero radicato nell’Ortodossia Romena, di come la preghiera abbia educato il popolo Cristiano a riconoscere nell’uomo dell’altra etnia e dell’altra tradizione semplicemente «un uomo, una creatura di Dio». 

La Panagia Xenia ci ricorda dunque qualcosa di molto più antico di ogni controversia: possiamo avere una patria, una lingua e una tradizione senza trasformarle in un idolo; possiamo custodire ciò che abbiamo ricevuto senza smettere di riconoscere nell'altro un uomo creato da Dio. 

La Straniera venuta dal mare non rinnegò la propria origine per essere accolta: fu accolta proprio nella sua identità. 

E forse è questo il volto più autentico di una civiltà Cristiana: avere radici profonde, una fede da custodire, tramandarle con orgoglio e coraggio ma avere un cuore abbastanza grande da non aver bisogno dell'odio per sapere chi sia.

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Bibliografia e fonti

Dumitru Stăniloae, Naționalismul sub aspect moral, in «Gândirea», anno XVI, n. 9, novembre 1937, pp. 417 ss. — testo originale digitalizzato dalla Biblioteca Centrală Universitară «Lucian Blaga» di Cluj-Napoca. Dumitru Stăniloae, Ortodoxie și românism, Sibiu, Tipografia Arhidiecezană, 1939; rist. Putna, 1992. Dumitru Stăniloae, «Liturghia și unitatea religioasă a poporului român», in Ortodoxia Românească, București, 2004, p. 196. Dumitru Stăniloae, Teologia Dogmatică Ortodoxă, vol. III, III ed., Editura Institutului Biblic și de Misiune al Bisericii Ortodoxe Române, București, 2003.

Justin Popović, The Inward Mission of the Church, in Orthodox Faith and Life in Christ, St. Vladimir’s Seminary Press, Crestwood, NY, 1994, pp. 23–26. Leslie Brubaker – John Haldon, Byzantium in the Iconoclast Era, c. 680–850: A History, Cambridge University Press, Cambridge, 2011.

Gilbert Dagron, Empereur et prêtre. Étude sur le «césaropapisme» byzantin, Gallimard, Paris, 1996.

Georg Ostrogorsky, Storia dell’impero bizantino, Einaudi, Torino, 1968.

Ιερά Μητρόπολις Δημητριάδος και Αλμυρού, The Holy Monasteries of Magnesia, sezione dedicata ai monasteri di Ano e Kato Xenia. Ιερά Μονή Παναγίας Κάτω Ξενιάς, History of the Holy Monastery Panagia Xenia, fonte ufficiale del monastero.

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