La Croce che non vogliamo portare
Ci sono sconfitte che ci umiliano, ingiustizie che ci feriscono, parole che non meritavamo e giorni nei quali Dio sembra chiederci proprio ciรฒ che il nostro orgoglio vorrebbe rifiutare: perdonare, tacere, perdere, scendere. Eppure รจ forse proprio lรฌ che comincia la nostra salvezza.
Nel Vangelo di questa Domenica, l’XI dopo la Pentecoste - secondo il calendario della Chiesa Ortodossa Romena - Cristo ci racconta del servo al quale viene condonato un debito immenso, ma che subito dopo si dimostra incapace di avere misericordia verso chi gli deve infinitamente meno. ร una parabola che parla anzitutto di noi: di quanto facilmente invochiamo misericordia quando siamo noi ad aver bisogno di essere perdonati e di quanto, invece, diventiamo inflessibili quando siamo chiamati a sopportare l’altro, a rinunciare al nostro orgoglio, ad accettare un torto senza trasformarlo in rancore.
Il nostro egoismo ci convince che la vita debba restituirci ciรฒ che crediamo di meritare: il successo, il riconoscimento, la ragione, la vittoria. E quando tutto questo ci viene negato, ci ribelliamo.
La Croce di Cristo, tuttavia, ci conduce in una direzione opposta: ci insegna che non ogni sconfitta รจ una perdita, non ogni umiliazione รจ una vergogna e non ogni rinuncia รจ una privazione.
Talvolta perdere รจ il modo attraverso cui Dio ci libera dall’uomo che abbiamo costruito intorno al nostro Io. Talvolta essere umiliati ci permette di vedere quanto siamo ancora schiavi del bisogno di essere ammirati; talvolta una porta che si chiude รจ proprio ciรฒ che ci impedisce di continuare a vivere per noi stessi.
La vera tragedia non รจ perdere qualcosa del mondo - persone comprese, se non sanno comprendere il valore del dono, dell’umiltร , del sacrificio - ma perdere l’anima nel tentativo di possederlo; la tragedia non รจ essere feriti nell’orgoglio, ma lasciare che l’orgoglio ci impedisca di amare.
Per questo la Croce non รจ soltanto ciรฒ che dobbiamo sopportare: รจ anche ciรฒ che dobbiamo imparare ad accogliere quando ci chiede di morire a noi stessi.
Cristo non ci promette una vita senza sconfitte, ma una vita nella quale perfino la sconfitta puรฒ diventare il luogo della nostra guarigione. E quando finalmente smettiamo di domandarci perchรฉ Dio abbia permesso quella ferita, quella perdita, quella umiliazione, e cominciamo invece a domandarci che cosa Egli voglia guarire attraverso di essa, allora il cuore comincia a cambiare.
Questo รจ esattamente il passaggio dalla superbia all’umiltร , dal possesso alla comunione, dalla pretesa alla misericordia.
I padri del deserto Romeno ci ricordano, attraverso la loro esperienza ascetica, che l’uomo non si libera dell’egoismo accumulando forza, ma imparando a rinunciare a se stesso per amore.
San Dumitru Stฤniloae, nella sua visione dell’uomo chiamato alla Comunione con Dio, ci aiuta a comprendere che l’esistenza umana trova la propria pienezza non nel ripiegamento su di sรฉ, ma nell’amore che ci apre a Dio e agli altri.
Forse allora quella Croce che oggi vorremmo evitare รจ proprio quella di cui abbiamo bisogno: la Croce dell’orgoglio ferito, del diritto che lasciamo cadere, della parola che scegliamo di non restituire, del perdono che ci costa, della sconfitta che accettiamo senza smettere di amare.
Perchรฉ il servo della parabola non viene condannato per essere stato povero, ma per aver ricevuto misericordia senza lasciarsi trasformare dalla misericordia. E noi, che ogni giorno chiediamo a Dio di perdonare le nostre colpe, impariamo anche noi a perdonare; che Gli chiediamo di sopportare le nostre debolezze, impariamo a sopportare quelle degli altri; che invochiamo la Sua infinita misericordia, non abbiamo paura di lasciare che quella stessa misericordia spezzi, finalmente, il nostro orgoglio.
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Riferimenti bibliografici
๐ Brano evangelico: Matteo 18, 23-35 — XI Domenica dopo la Pentecoste, secondo il calendario liturgico della Chiesa Ortodossa Romena.
๐ Riferimento teologico: Dumitru Stฤniloae, Teologia Dogmaticฤ Ortodoxฤ, Tomo II, Persoana lui Iisus Hristos. Biserica, trupul tainic al Domnului รฎn Duhul Sfรขnt. Mรขntuirea omului รฎn Bisericฤ. Credinศa ศi faptele bune, Editura Basilica a Patriarhiei Romรขne, Bucureศti, 2018, 392 pp.
๐ Tradizione spirituale: Ioanichie Bฤlan, Volti e parole dei padri del deserto romeno, a cura e con la traduzione di Elia Citterio, Edizioni Qiqajon, Magnano, 2024, 294 pp.

